Elogio del Bello

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.” (Oscar Wilde)

Il modernismo è stato autore di una marcata frattura tra il gusto e la percezione del creato, ponendo le basi ad una sensibilità orientata solo verso la fruizione del lusso e dello sfarzo.

Storicamente l’ideale di bellezza è stato individuato – come ad esempio per i greci – nello studio e ricerca delle proporzioni, dell’armonia e dell’ordine; attingendo dalla natura per giungere ad applicarne i risultati all’uomo e per l’uomo. La prima funzione del Bello non è l’estetica, ma permettere di cogliere quell’emozione generata dalla comprensione oggettiva dell’armonia.

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Il bello è ineffabile, indicibile, appunto perché è al di la della semplice descrivibilità umana.

Per poterne godere a pieno è necessario trasgredire l’ordine razionale, in quanto la bellezza appartiene allo scenario della follia che ci abita. L’ Artista – quale folle autore del bello – non è un mero fotografo dei fatti, ma colui che riesce a rappresentarli oltre i contorni definiti del suo strumento di indagine.

Seguendo questa logica, impopolare, di visione del bello, è necessario tornare a ricercare e contemplare un’opera d’arte – ascoltare una melodia – leggere un libro, una poesia – immergersi in uno spazio sereno – degustare del buon cibo od attorniarsi di persone con le quali poter piacevolmente dialogare; intraprendere cioè, una qualsiasi attività appagante che possa distinguere l’uomo da un indotto strumento mass-mediatico impersonale, a favore di una riappropriazione dei tratti distintivi del carattere verso una più alta concezione di Bellezza.

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Lo spazio abitativo deve mostrare questi aspetti; affermare la necessità di immergerci in una realtà appagante, che nulla a che vedere con l’ostentazione o l’investimento economico smodato per poter ricreare tutto ciò che serve in un edificio, ma permettere di vivere tramite suscitate emozioni e naturale armonia. Il godimento dei giusti ambienti all’uomo, per un rifugio personale dell’uomo.

La lente equa è tarata sulla Concordanza, le esigenze della Domus e la vera Bellezza.

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Immagini:

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Fonti / Ispirazione / link Consigliato:   Umberto Galimberti – La Bellezza –

https://www.youtube.com/watch?v=hOdN_rhwz3g

I Confini della Domus

La Casa, che pone di per sé nella radice etimologica di “luogo al coperto”, tutta la propria essenzialità d’essere, è andata sempre più smarrendo i tratti cardini delle proprie origini in funzione di una ricerca convulsiva del lusso fine a sé stesso, con le fattezze di una domotica ed una tecnologia privativa delle funzioni umane, a favore della sola modernistica ostentazione. I presupposti storici erano già contemporanei ai patrizi romani, ove le Domus riecheggiavano innanzi alle più umili e popolari Insulae, andando ad ampliare non solo la distinzione dei regnanti – o di particolari classi di mestieri e sacerdotali – dal popolo, ma la stessa frammentazione dello spettro sociale quale modello distintivo.

A causa di una serie di condizioni culturali proiettate verso una maggiore multietnicità, e come conseguenza di sviluppi economico/sociali a carattere globale, oggi si avverte una sensibile inversione relativa a questa tendenza storica.

Il desiderio di riappropriazione degli spazi Domestici in favore della rinuncia nel ricercare esternamente l’appagamento dalle fatiche quotidiane, elimina la circoscrizione di un hobby – o personale passione – ad ambiti prettamente pubblici, sfondando così i confini casalinghi verso una compenetrazione esterno/interno, che si era vista attuare in precedenza unicamente in merito al tema della Natura.

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Gli ambienti possono così divenire affini a rivestire i connotati dei desideri, andando a ricavare spazi – permanenti o mobili – con le caratteristiche delle nostre ricerche consumatesi anteriormente solo fuori le mura abitative. Non è necessario definire interi vani esclusivi ad una specifica funzione, ma trarre condizioni atte alla realizzazione dello scopo individuale. L’ambizione – o la necessità immateriale – di ottenere porzioni di ambienti, atti agli usi non prettamente legati al sostentamento familiare, pur non essendo tipico nella cultura occidentale è invece molto presente in altre tradizioni. Un esempio su tutti è l’inserimento dell’ambito religioso/spirituale in abitazioni di qualsiasi ceto sociale, dedicando uno spazio assimilato anche ad un unico tavolino o semplice mensola.

Quindi avremo, non più soltanto un luogo al coperto, un luogo asciutto dove coricarsi, un luogo ove cuocere il cibo, un luogo dove costituire una famiglia, un luogo eletto a stutus-simbol come rifugio dal consueto grigiore, ma bensì uno spazio realmente personale quale proiezione del nostro mondo interiore e del vero piacere; qualunque forma esso possa assumere per ognuno di noi.

“La casa è il vostro corpo più grande. Vive nel sole e si addormenta nella quiete della notte; e non è senza sogni.”  (Kahlil Gibran)

 

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Immagine tratta da Web: http://www.ravennaedintorni.it/articoli/33229/galleria/Mandala-Avalokiteshvara.jpg

Piccoli in Evoluzione

Da mamma chiocciachelavoraefatuttodicorsa, cerco di essere sempre attenta alle richieste dei miei piccoli; ciò nonostante: se fosse per loro, una settimana sì e l altra pure, dovremmo produrci in perenni lavori di “ristrutturazione cameretta”.

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Mi sono attivata in idee decoro muri, semplici ed ecologiche con i loro disegni più rappresentativi; aggiunte di elementi colorati ed altrettanti punti-luce; ottimizzazione degli arredi ed integrazione di piccoli elementi, dal design semplice ma accattivante, seppur derivanti da idee od iniziative familiari oppure reperiti in grandi ipermercati d’arredo.

Tuttavia non sembrano ancora del tutto soddisfatti, e la continua evoluzione vitale è anche accompagnata da ricorrenti richieste alla ricerca di stimoli e novità, soprattutto nei loro spazi personali di interazione; ora vorrebbero  creare un piccolo angolo relax nella loro cameretta. Evidentemente si ritengono stressati….mah!?….

Fortunatamente in casa le variazioni sono sempre viste di buon occhio, e costituiscono anche un piacevole spunto architettonico e di design, nonché motivo di confronto tra due persone con gusti e preferenze, non sempre perfettamente combacianti. L’impegno comune resta comunque indirizzato, con molta inventiva e piacevoli confronti/scontri, nella creazione di una soluzione moderna ecologica e funzionale, almeno per il loro relax…

Pertanto, mi auguro – a breve – di veder concretizzato, e poter condividere, il frutto della “sua” progettazione… a prova di bambino “vivace”!

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Anna Mauri

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“Armonia”: l’esperienza dal Sacro

La quotidianità, con la quale siamo chiamati al confronto, ci rende partecipi a regole che avvertiamo non essere sempre affini ai nostri sentimenti o ai percorsi individuali intrapresi. Questo perché il principio espresso, è sovente legato unicamente al rapporto col Caos.

Accostati ad uno spazio che reputiamo affine, cogliamo – seppur inavvertitamente – il ribaltamento delle regole imposteci, giungendo così ad essere i sovrani indiscussi di un luogo senza confini, dominati da un traguardo che potremmo definire Armonia. Essa è realmente tale quando riesce a trasmetterci un benessere, indipendente dalle condizioni del luogo materiale che stiamo occupando o dal valore economico ed estetico dello stesso. Rientriamo cioè in noi, per riuscire a godere a pieno dell’esterno.

Storicamente, l’essere umano, nel passaggio dalla vita di ricerca nomade alla realizzazione di una stabilità stanziale, ha iniziato ad istituire dei luoghi con caratteristiche sociali, atti cioè ad un fine comune e non unicamente realizzati per soddisfare i propri bisogni materiali. Seppur per assurdo, potremmo dire che sono stati proprio questi spazi considerati Sacri – e cioè intesi come separati, in opposizione allo spazio comune invece detto profano, in quanto esterno ad un ambito circoscritto – a favorire l’evoluzione, non solo socio/culturale delle comunità, ma anche artistico/materiale ed il relativo sostentamento e sviluppo.

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Nel corso dei secoli, grazie ad un filo postumo ma continuo, le grandi commesse delle classi regnanti e varie scuole religiose/spirituali, hanno dettato i canoni dell’arte e dell’architettura sino al compimento di opere ritenute impossibili dalle sole mani umane. Il fascino ed i sentimenti a tutt’oggi evocati dalla maestria di queste imprese, rimangono pressoché immutati anche in una società ove la tecnologia diviene la dominatrice principale. Se provassimo a descrivere sia le sensazioni sia i luoghi dove questi assumono un carattere ben definito, probabilmente noteremmo che: ne la  maestosità, ne la magnificenza dei materiali, ne l’eco ornamentale, e nemmeno la vastità di un paesaggio sconfinato, è ciò che rende davvero unico quel contesto artistico; ma bensì l’appagamento spirituale che ne traiamo nel nostro senso più intimo.

Questa è la caratteristica propria dell’Armonia, che ci eleva a riunirci in uno stato di benessere e consapevolezza superiore, definito con terminologie diverse da svariate scuole, ma che sempre rispecchia la natura di un Macrocosmo calata a compimento del nostro organismo Microcosmico.

Questo è quanto a cui dobbiamo ambire, nella realizzazione di un nostro Spazio. La sacralizzazione – per sua natura autenticamente armonica – dei nostri luoghi finalizzati alla vita, in contrapposizione alle regole sociali che puntano unicamente ad una visione speculativa della materia e delle risorse atte a realizzarla. L’ergonomia umana ed i principi naturali, sono da sempre la materia prima per ogni ispirazione.

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Immagine 1: “Pantheon” pantheon-rome-pantheonrome-57125.jpg, tratta da www.pinterest.com

Immagine 2: “Rosone centrale” Cattedrale di Notre-Dame de Paris, tratta da http://arte-immagine.weebly.com/tf_gotico.html